Pensieri e parole...

Raccolta di pensieri e parole in occasione del trentennale dell'associazione 1974-2004

 

SALUTO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

 
 
 Si ringrazia per la cortese lettera con cui si è voluto rendere partecipe il Sommo Pontefice delle iniziative promosse dalla Associazione Fratres, Gruppo Donatori di Sangue di San Cataldo, in occasione del XXX anniversario della fondazione.
 
Sua Santità, nell’accogliere con vivo gradimento il premuroso gesto, fa giungere il Suo beneaugurante saluto, Vi incoraggia a proseguire nell’impegno di promozione degli ideali umani ed evangelici dell’amore fraterno a favore di chi soffre, invoca su tutti Voi la benedizione della Madre di Dio ed è lieto di inviare una speciale Benedizione Apostolica, estesa a quanti prenderanno parte alle programmate manifestazioni.
 
 
Dalla Santa Sede – Aprile 2004
 
  

 
P. ENRICO DI VITA 
 
Fondatore del Gruppo Fratres di San Cataldo, invitato a inviare un Suo ricordo e un saluto, ha fatto pervenire questo messaggio:    
 
 Carissima Pia,
 
fare una memoria dei fatti avvenuti trent'anni fa non è facile.
 
Tuttavia, spinto dalla Tua calorosa richiesta, anche se non ricordo i dettagli, scriverò quello che nella mia mente è ancora vivo: le linee portanti che dettero la struttura al nostro Gruppo di donatori sangue Fratres Maria SS. delle Grazie.
 
Premetto che ero già da anni affiliato ad un'Associazione di carattere nazionale molto nota. La cosa andò così.
 
In seguito al terremoto nel Belice del 68, ci fu una forte richiesta di sangue.
 
Io allora studiavo a Pisa e mi sentii in dovere di dare un contributo per quei fratelli profondamente provati. Andai così a fare la mia prima donazione.
 
Quando terminai, alzatomi dal lettino, mi sentivo un eroe. Tolto però il batuffolo di cotone dal braccio, nel vedere affiorare un po' di sangue, mi girò la testa e svenni!
 
La mia caparbietà è nota: decisi, perciò, contrastando questa fragilità, di diventare donatore abituale.
 
Tornato definitivamente a S. Cataldo mi fu richiesta, tramite l'amico Franco Miceli, una donazione: ne aveva bisogno una donna di Canicattì che aveva lo zero negativo come me.
 
Fu questa l'occasione per scoprire che in zona non esisteva nessuna associazione di donatori!
 
C'era stata, qua e là, qualche iniziativa ma senza successo.
 
La donna, cui più volte avevo offerto il mio aiuto, qualche mese dopo morì. La cosa mi rattristò molto ma mi fece anche riflettere sul disagio in cui versava tutta la nostra zona.
 
Ne avevo più volte parlato con Franco e, animati dagli stessi sentimenti, cominciammo a pensare di fondare un Gruppo per colmare questo drammatico vuoto.
 
Prima di tutto ci volevano dei donatori.
 
Li trovammo.
 
Il metodo d'approccio si basava sul contatto personale. Descrivevamo l'importanza vitale del gesto; il fatto che non comportasse danni o rischi; infine il vantaggio, tra gli altri, di appartenere ad una Associazione che, in caso di bisogno personale, si sarebbe prodigata totalmente per loro.
 
Il principio di solidarietà che la Chiesa insegna da sempre è veramente efficace!
 
Un altro punto, a mio parere, fondamentale, era che l'Associazione avesse, come dire, un'anima cristiana.
 
Non ci piaceva fondare la nostra casa sulla sabbia di un generico altruismo: sarebbe crollata con le acque delle prime difficoltà. Volevamo che il nostro Gruppo fosse animato, per quanto era possibile, dall'amore che affonda le sue radici nel cuore di quel primo donatore che è Gesù Cristo.
 
Provvidenzialmente incontrammo la Fratres e tanto ci bastò.
 
Un'ultima cosa, forse la più importante.
 
Conoscendo la nostra pochezza e quella in generale di ogni uomo, ci sembrò necessario affidare il nostro Gruppo all'alto patrocinio di Colei cui quel primo Donatore ha affidato tutto: la Madonna.  Siccome poi avevamo una particolare devozione all'immagine che si venera presso la Chiesa del Convento, lo intitolammo a Maria SS.ma delle Grazie.
 
Di grazie infatti la Madonna ce ne fece tante.
 
Considerando quei giorni,  le difficoltà, che a volte sembravano insormontabili, la esiguità delle risorse a disposizione, e i risultati ottenuti, non posso fare a meno di pensare al suo sguardo amorevole con cui ci ha accompagnato.
 
Giungemmo così a quella prima riunione in casa di mio padre in Corso Sicilia 98.
 
Poi ci fu la Convenzione con l'Ospedale, le prime garanzie, l'assicurazione, la sede, le visite mediche speciali, i riconoscimenti ...
 
Rivedo ancora i visi, le persone, le amicizie, l'entusiasmo di quei primi donatori. A citarne i nomi,  tranne Franco e Salvatore, mio fratello, farei solo della confusione: il tempo e la distanza hanno cancellato un po' di dati.  Perdonatemi.
 
Spero di avere risposto in qualche modo alle vostre attese.
 
Permettimi adesso di esprimere la realtà di un'altra memoria: quella che ho di tutti voi presso l'altare di quel primo e sommo Donatore cui piacque che io lasciassi la Presidenza della Fratres.
 
Da Lui, che volle divenissi Amministratore del suo Sangue veramente universale perché può salvare ogni uomo, imploro volentieri ogni benedizione per il Gruppo e i donatori tutti.
 

 
PREGHIERA   DEL   DONATORE
 
 
        O Gesù Salvatore, che hai detto: “Tutto ciò che avete fatto a uno dei più piccoli tra i miei fratelli l’avrete fatto a me”, guarda propizio all’offerta che Ti facciamo.
 
        Le angosce dei sofferenti, Tuoi fratelli e nostri, ci spingono a dare un po’ del nostro sangue, perché ad essi ritorni il vigore della vita; ma vogliamo che tale dono sia diretto a Te  che hai sparso il Tuo sangue prezioso per noi.
 
        Rendi, o Signore, la nostra vita feconda di bene per noi, per i nostri cari, per gli ammalati; sostienici nel sacrificio, perché sia sempre generoso, umile e silenzioso.
 
        Fa’  che con fede sappiamo scoprire il Tuo volto nei miseri per prontamente soccorrerli; ispira e guida le nostre azioni con la pura fiamma della carità, affinché esse, compiute in unione con Te, raggiungano la perfezione e siano sempre gradite al Padre celeste.
 
        Così sia
 
                                               PAPA GIOVANNI  XXIII
 
 

SALUTO DEL PRESIDENTE NAZIONALE FRATRES
 
 
 
Carissime donatrici, carissimi donatori,
 
è motivo di orgoglio festeggiare con Voi il trentesimo di fondazione del Gruppo Fratres di San Cataldo.
 
Il vostro dono prezioso, il vostro amore, la vostra solidarietà hanno certamente fatto sorridere di nuovo tante persone, hanno dato certezze alle speranze di chi soffriva ed aspettava il dono del sangue.
 
Tutto questo deve essere, oggi, il motivo per guardare avanti, per progredire ancora nell’opera di solidarietà e di amore che Vi anima, che potrà, con maggiore significato, essere portatrice di vita e di speranza.Un ringraziamento ai dirigenti che negli anni hanno operato con spirito di dedizione e di altruismo.Grazie a tutti per quello che avete fatto e per quello che farete in futuro.
 
Luigi Cardini
 
 

 
SALUTO DELLA PRESIDENTE REGIONALE FRATRES
 
 
 
“Breccia d’amore”
 
 In tal modo mi piace definire il cammino del Gruppo di San Cataldo, pioniere nella Regione Sicilia del movimento Fratres. Trenta anni di servizio qualificato ed attento, che costituiscono esempio sicuramente da imitare. La dimostrazione di tanto amore elargito sono le donazioni effettuate in questi anni, il contatto con i giovani, l’aggregazione associativa, la fattiva collaborazione con altre realtà impegnate nel sociale, le molteplici attività condotte al fine di sensibilizzare ed educare al dono del sangue, creando nei cittadini la cultura della solidarietà che proietta ogni essere umano ad amare incondizionatamente il proprio simile, considerandolo “un dono prezioso personale” da custodire. Sulla scia di questi sentimenti ed in virtù delle necessità della provincia di Caltanissetta, non ancora autosufficiente nel dono del sangue, desidero formulare i miei più calorosi ed affettuosi auguri per il raggiungimento di traguardi ancora più ambiti affinché quelli che dopo trenta anni osservano da lontano i donatori di sangue possano compiere il loro piccolo gesto d’amore per i sofferenti, un atto che per noi Fratres assume un valore particolare, richiamandoci alla mente Cristo primo donatore dell’umanità.
 
Auguri di cuore ed elargite generosamente il vostro amore, poichè l’uomo valorizza se stesso nella misura in cui sa donarsi agli altri.
 
Grazie di ciò che fate e che Dio ve ne renda merito.
 
 Graziella Laudani
 
 

 
UN RICORDO DALL’EX  PRESIDENTE NAZIONALE FRATRES
 
 
 
Ai gloriosi donatori di San Cataldo
 
 Gentili donatrici, cari donatori Fratres,
 
sento l’obbligo, in occasione del Vostro trentennale, di inviarVi i miei cordiali e affettuosi saluti, ricordando che siete stati i fondatori della Fratres in Sicilia. In questi felici anni siete stati i protagonisti di un esplodente sviluppo del Vostro gruppo portando i pochi iniziali donatori in centinaia di aderenti pronti a donare generosamente il loro sangue al prossimo bisognoso del Vostro atto di amore.
 
Sono stati anni di grande comune impegno, ma anche di grande soddisfazione nel vedere la generosa rispondenza della popolazione di San Cataldo.
 
Per Voi aver superato questo traguardo non deve essere solo un’occasione per gloriarVi di quanto fatto e di ciò che avete saputo realizzare così bene, ma deve essere un forte stimolo a fare sempre più e meglio cosi da coinvolgere tutta la società in cui vivete creando intorno a Voi una nuova mentalità che della vita ne faccia uno scopo di servizio verso il prossimo, reso in umiltà, nel silenzio, nel totale anonimato, che è lo stile Fratres.
 
Con l’augurio che il Vostro impegno continui con entusiasmo e dedizione, si accresca, si diffonda capillarmente sempre più Vi saluto tutti cordialmente insieme a tutti i dirigenti passati e presenti e che Dio ve ne renda merito.
 
 
 
Francesco Cardile
 
 

 
TESTIMONIANZA DI UN DONATORE
 
 
A tutti noi donatori di sangue abituali sarà capitato di sentirsi dire: “Ma cu tu fa fari?”. La mia risposta è invariabilmente la stessa: “Non voglio essere io a convincerti a farlo, ma tu a convincere me a non farlo”. L’interlocutore a quel punto non ha molte argomentazioni, perché sono veramente pochi i casi in cui si può fare del bene senza che costi nulla al benefattore. La donazione del sangue è uno di questi. Me ne sono convinto fin da ragazzo quando, era il 1974, effettuai la mia prima donazione di sangue. Fui chiamato da un amico a cui era stato chiesto di trovare qualcuno  che potesse effettuare una donazione urgente. Il mio scetticismo cadde velocemente quando seppi che il beneficiario era una bambina leucemica. Certo, la prima impressione non fu molto bella: igiene precario, ambienti fatiscenti, infermiere (con annessa sigaretta in bocca) seccato e sospettoso. In quella occasione venni a conoscenza che stava nascendo a San Cataldo una associazione fra donatori di sangue a cui pensai immediatamente di aderire. Mi onoro di essere stato fra i primi iscritti della Fratres. Conservo gelosamente la mia tessera n. 20, che mi accompagna ancora a ogni donazione e, pur non riconoscendomi molto nella foto (meno capelli, più chili, ecc.), ogni volta mi ricorda che debbo essere grato a quella bambina per avermi consentito di fare del bene che vale ancora di più perché fuori dal clamore quotidiano.
 
Mi piace pensare che la mia storia di donatore di sangue ha camminato quasi in parallelo alla storia della nostra associazione e di avere fatto parte dell’epoca pionieristica della Fratres a San Cataldo.
 
Da allora tante cose sono cambiate, soprattutto per la Fratres che nel frattempo è diventata grande sia nei numeri che nelle attività, si è sviluppata e radicata nel territorio. Sono state coinvolte non solo le persone ma, soprattutto le istituzioni. Io, e con me tanti altri fra amici e parenti, ho avuto la fortuna di esserci in questo iter. Ne ho seguito l’attività, le manifestazioni, le gite, le assemblee, i cambi di sede e i consigli direttivi che si sono succeduti fino a diventare anch’io un consigliere Fratres. Ho conosciuto nuovi amici e mi sono fatto una cultura sulla donazione del sangue che ho cercato di esternare nell’attività di proselitismo che è uno degli obiettivi primari che si deve prefiggere una associazione come la nostra, perché gli anni passano e occorrono nuovi giovani da affiliare.
 
Ma forse l’esperienza che come donatore mi gratifica di più è la piastrinoaferesi, cioè la donazione delle piastrine, che comporta un minimo di sacrificio in più come tempo, ma che ti fa sentire di aver fatto qualcosa di importante. Sei andato a trovare un ammalato e gli hai dato la medicina più importante di cui ha bisogno: il tuo sangue. E tutto ciò nell’anonimato. 
 
Questo significa essere donatore  ma, soprattutto, orgogliosi di esserlo.
 
In questi trenta anni molto è cambiato sia nei confronti del donatore che verso la donazione del sangue. Il merito non va solo ai progressi della medicina o all’attenzione che le strutture sanitarie prestano al problema, ma anche, e forse sopratutto, alle associazioni come la Fratres e a tutti coloro che hanno lavorato, lavorano e lavoreranno volontariamente e nell’anonimato per far sì che anche nella nostra zona si possa arrivare alla autosufficienza del sangue, tanto auspicata.
 
Per quanto mi riguarda finché avrò forza e salute sarò sempre un “Donatore di sangue della Fratres”.
 
Questo è il messaggio che personalmente sento di dare a me stesso, ai miei amici già donatori di sangue e anche a coloro che donatori non sono, nella speranza che possa servire di stimolo a diventarlo, senza necessariamente dover aspettare di incontrare quella bambina mai conosciuta che mi ha spinto a diventare donatore e a cui sono ancora oggi grato, nella speranza che la mia prima donazione di sangue possa aver contribuito a far sì che lei oggi sia una felice madre di famiglia e in piena salute.          
 
 
 
Rosario Amico
 

   

QUALCHE SLOGAN UTILIZZATO  DALLA FRATRES PER INCENTIVARE LA DONAZIONE DEL SANGUE
 
 
 
 * Il nostro motto è: “Una goccia del TUO sangue per un palpito del MIO cuore”. Ma se fosse: “Una goccia del MIO sangue per un palpito del TUO cuore?”…… Pensaci…..
 
 * Non ricordarti di chi soffre solo quando la sofferenza è la Tua!
 
 * Hai compiuto 18 anni e non sei donatore di sangue? Ti aspettavamo! Vieni alla Fratres. Ti diremo cosa fare.
 
 * Che gruppo sanguigno hai? Non lo sai? Te lo diciamo noi. E’ quello buono da donare a una persona che soffre.
 
 * Donare il sangue è come regalare un sorriso. Non costa nulla.
 
 * Donare il sangue significa, anche, fare controllare il proprio sangue. ….E’ importante….
 
 * Vuoi diventare una persona speciale? Vieni alla Fratres.
 
 * Perché rimandare a domani? Iscriviti alla Fratres. Bastano pochi minuti.
 
 * Stai andando in ferie? E allora prepara un’estate più tranquilla a chi ha bisogno di Te. Fai una donazione di sangue.
 
 * Spargi il Tuo sangue! Donalo a chi soffre.
 
 * Per una volta guarda indietro. In questo momento c’è qualcuno che ha bisogno del Tuo   sangue.
 
 * Dedica mezz’ora della Tua vita a chi soffre.Fai una donazione di sangue.
 
 *  Cambia gruppo sanguigno. Fallo diventare del Gruppo Donatori di Sangue.
 
 *  Diventa amico di uno sconosciuto. Donagli il Tuo sangue!
 
 *  Una donazione di sangue allunga la vita. Anche la Tua!
 
 *  Dona il calore della vita. Dona sangue.
 
 *  Non dare il Tuo sangue solo alla zanzare. 
 
 *  Dona il Tuo sangue. Potrebbe essere un prestito…
 
 
 
19/07/2006
"Se la gioventù le negherà il consenso, anche la onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo"  Paolo Borsellino
 

 
FARE VOLONTARIATO OGGI
 
 
La mia esperienza, l’immaginario collettivo, la vigente normativa, il domani…
 
 Non so dire quando ho iniziato a fare volontariato. Allora non lo capivo. Ricordo le domeniche pomeriggio, con mia madre, le visite “ai capuccini”con puntatina dalla signorina R.T. , paralitica che viveva in istituto, dopo essere  passate da “u zi Vicinzinu” a comprare dei biscotti (durissimi) o caramelle al miele (grossissime) o allo zucchero (bomboloni), da distribuire equamente, me compresa .
 
Con il passare degli anni quelle domeniche divennero un tormento, avevo, infatti, circa dodici anni . In alternativa potevo scegliere di andare a trovare delle signore/ine anziane che vivevano da sole, quasi sempre malate.
 
Dopo qualche anno mi sono emancipata e sono passata all'Azione cattolica, ai Movimenti, alla Caritas.
 
Fra una storia e l’altra mi ritrovo ad una certa età, figli grandi, profonda avversione per la televisione, senza più doveri filiali,  con tutte le condizioni per potermi impegnare in prima persona, senza sensi di colpa verso la famiglia, la casa, la professione. Anzi, forse il fatto di fare un lavoro non molto stimolante, in quel momento (2000/2001) , mi ha spinto fra le braccia della Fratres. Buon per me o buon per l’Associazione?
 
Ognuno di noi credo debba sentirsi gratificata da quello che fa. Personalmente mi sento gratificata quando mi propongo degli obiettivi, non sempre facili, e riesco a conseguirli.
 
La cosa più difficile per  chi fa volontariato è scuotere, coinvolgere, trasmettere entusiasmo per la realizzazione di qualcosa a vantaggio di tutti e senza interesse per ciascuno. Nella migliore delle ipotesi la gente non presta molta attenzione a chi dedica il proprio tempo e le proprie energie a questo servizio; nella peggiore, pensa che chi fa attività volontariali non ha di meglio da fare, o se lo fa chissà perchè. Io non amo stare sfaccendata, e soprattutto mi piace confrontarmi e stare in mezzo agli altri. Non amo la routine, considero una ricchezza ogni nuova persona incontrata, ogni esperienza fatta, ogni contatto stimolante.
 
All’insediamento del nuovo Direttivo, dopo il primo momento di puntiglio, mi sono resa conto che proprio in quel periodo, 2001, qualcosa stava cambiando nel modo di fare volontariato, e non era la  “Legge quadro sul volontariato”, la  n. 266/91, a sconvolgere il contesto. Erano passati dieci anni e quasi non si parlava di questa norma se non per la novità dell’istituzione dei CE.S.VO.P.
 
E’ fisiologico,  ci sono  voluti dieci anni,  tempo e tenacia per fare mentalità, per impiantare e far crescere la cultura del volontariato. Ma qualcosa è cambiato, il volontariato non è più lo stesso, non è più quello che io ho imparato da mia madre e che ho cercato di trasmettere ai miei figli. Oggi è attenzionato dalle istituzioni che hanno invertito l’ottica degli interventi sociali, dove da una parte stavano le amministrazioni e dall’altra i soggetti amministrati.
 
Dopo la modifica dell’art. 118 della Costituzione, il rapporto tra volontariato e le istituzioni risulta notevolmente modificato. L’articolo 118, vale la pena di ricordarlo, recita: “Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.” Si è introdotto nella carta costituzionale il principio della “sussidiarietà”, si è proposto un modello paritario fra amministrazioni e parti sociali. Si è finalmente recepita la necessita di fare rete, fra soggetti pubblici e privati, di mettere insieme strumenti e motivazioni diverse per convergere verso finalità comuni: migliorare questa nostra società a vantaggio di ciascuno nell’interesse di tutti.
 
La legge n. 383/2000 “Disciplina delle associazioni di promozione sociale”, ha riconosciuto un  ruolo alle associazioni, ai movimenti ai gruppi costituiti al fine dello svolgimento di attività sociali a favore di terzi, senza fini di lucro.
 
La legge n. 328/2000: ”Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” è un’occasione di legittimazione dell’operato di molte realtà associative, se insieme sapremo darle il giusto senso, la doverosa valenza alle priorità sociali del territorio.
 
Non possiamo più attendere interventi dall’alto, dobbiamo essere operativi e propositivi. Tutti siamo chiamati a impegnarci ad esercitare un ruolo di compartecipi alla vita sociale del territorio, per migliorarne la qualità della vita , per lenire le situazioni di disagio, per divenire modelli di vera democrazia. Tutto questo è quello che ci si attende dalle organizzazioni “no profit”, siano esse  cooperative sociali o associazioni di volontariato.
 
La  istituzione dei Ce.s.vo., Centro servizi per il volontariato, normati dalla legge n. 266/91, ma operanti solo  da un po’ di anni, sembrava la panacea valida per tutti i mali: la creazione di un organismo di supporto per la crescita del  volontariato è stata accolta dagli addetti con grande interesse. Dopo la prima fase di candido entusiasmo, qualcuno si è reso conto che i fondi provenienti dalle fondazioni bancarie, soprattutto al nord, potevano essere tanti e fare la differenza, ma il rischio della gestione secondo principi diversi da quelli provenienti dall’analisi dei bisogni territoriali è una realtà con la quale confrontarsi a tutt’oggi.
 
Oggi si va avanti per progetti e obiettivi, per programmi e interventi mirati. Non basta più  la buona volontà di un gruppo con il quale condividere degli ideali. Per sopravvivere è necessaria una struttura organizzata, è necessario avere la linea “ADSL” per collegarsi in rete e passare ore ed ore davanti ad un PC, bisogna vedere le news,  per stare al passo con i tempi. Tutto ciò in qualche modo ha convinto pure me.  Gli obiettivi delle organizzazioni debbono essere valutabili in termini di efficienza e di efficacia. E’ richiesta disponibilità di tempo competenza informatica, professionalità, conoscenza della normativa di settore e chi ne più ne ha più ne metta.
 
Oggi è’ il “terzo settore”, l’interlocutore delle istituzioni. Ma  vediamo di capire che cosa s’intende per terzo settore. E’ l'insieme di organizzazioni “no profit” che operano nel sociale. Esso è  delegato a dare risposte ai bisogni che il mercato o i servizi pubblici non sono in grado di soddisfare.  Promuove interventi socio sanitari, culturali, di sostegno alle disabilità mediante la proposizione di progetti finanziati e/o finanziabili. Due sono le peculiarità dei soggetti che vi operano: l'assenza di finalità di profitto e  una organizzazione molto professionalizzata, quasi imprenditoriale. Fondamentale è l'equilibrio fra queste due componenti.
 
In considerazione di tutto ciò, fare volontariato oggi non è più facile di prima, non bastano più entusiasmo e un po' di tempo libero. Non basta rivolgersi alle amministrazioni di turno, alla banca di sempre, per trovare i sostegni necessari, ed è sempre più difficile conciliare l'anima associativa con l'efficienza gestionale. Questo è il  nuovo orientamento degli interventi sociali e l'impressione è che a medio termine contribuirà a deviare il volontariato dalla strada maestra della gratuità, della libertà dai condizionamenti economici e politici, collocandolo più vicino all'impresa sociale finanziata e allontanandolo dal sistema di realizzazione di piccoli interventi autogestiti dall'organizzazione.  
 
Alla luce delle ultime esperienze in tema di “Accordi di programma quadro” per la definizione dei piani territoriali di intervento, previsti dalla legge n. 328/2000, attualmente in fase di definizione e dei progetti di formazione gestiti dal Ce.S. Vo, dai bandi ministeriali etc, ogni tanto si ha l’impressione di una grossa torta da spartire, di cui ognuno pretende la fetta più grossa, onestamente più volte sono stata tentata di dire “Grazie, la cosa non mi interessa” e andare avanti per come si è fatto fin ora. Ma il buon senso ( ? ) mi suggerisce che io non sono l’Associazione e l’Associazione non è mia. Il rischio di venire tagliati fuori da ogni intervento o iniziativa finanziata è reale, e non certo a vantaggio del Gruppo che in questo momento rappresento. 
 
 Nella consapevolezza della valenza della formazione, dell’aggiornamento, dello stare al passo con i tempi, ogni tanto mi chiedo se è questo il volontariato che voglio continuare a fare.E’ giusto che il volontariato mantenga le sue prerogative di solidarietà e gratuità e competere, al contempo, con le altre realtà del terzo settore .
 
Conosco  bene il fascino delle belle parole e  l’esperienza mi ha insegnato di diffidare delle  illusioni. Una cosa è la bella normativa un’altra cosa è la realtà di tutti i giorni. Sul tema lungi dal declamare giudizi o  critiche, mi sia permesso di esprimere perplessità. Il tempo sarà il giudice più saggio.
 
Per concludere mi viene in mente  una citazione di Don Milani: “Nulla è più ingiusto che fare le parti uguali fra disuguali”.
  
 
Pia Falzone